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Certificazione degli elettrodomestici: la rivoluzione di ottobre PDF Print E-mail
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L'emendamento A1 segna una svolta sostanziale sotto molti punti di vista. L'utilizzo diffuso dell'elettronica per il comando e il controllo degli elettrodomestici è ormai cosa nota. Cosa meno nota, è che l'elettronica, in molti casi, gestisce e controlla anche quei dispositivi, chiamati di protezione e sicurezza, che scongiurano eventuali danni all'utilizzatore e alle cose derivanti dal normale o anormale funzionamento del prodotto. Essendo i dispositivi elettronici fortemente interagenti con l'ambiente elettromagnetico che li ospita, si capisce subito che eventuali dispositivi di protezione e sicurezza, gestiti elettronicamente, devono garantire adeguati livelli di immunità ai fenomeni elettromagnetici caratteristici dell'ambiente in cui operano.

 

L'emendamento A1:2004 della EN 60335-1:2002 focalizza proprio la sua attenzione su questi aspetti, definendo i metodi e i criteri di valutazione da utilizzare nei casi in cui l'apparato garantisce la propria sicurezza attraverso l'uso di circuiti elettronici di protezione (PEC – Protection electronic circuit). Vengono così introdotti i concetti di fenomeno elettromagnetico (EMP – Electromagnetic Phenomena) e criteri di classificazioni del software che gestisce routine e processi di protezione e sicurezza. La verifica dei requisiti, introduce nuove procedure di testing che coinvolgono competenze incrociate nel campo della Sicurezza Elettrica, della Compatibilità Elettromagnetica e della gestione software dei controlli elettronici. Alle usuali attività di verifica dei requisiti imposti dalle direttive europee 2006/95/CE (ex 73/23/CEE – Sicurezza Elettrica) e 89/336/CEE – Compatibilità Elettromagnetica (EMC), si aggiungono attività di verifica dell'immunità dell'apparecchio sottoposto a fenomeni elettromagnetici durante particolari condizioni di funzionamento anormale al fine di verificare se, i dispositivi elettronici di protezione e i software che li controllano vengano meno alla loro funzione.

 

E' importante rimarcare come il rispetto dei requisiti imposti dalla direttiva 89/336/CE – EMC non sono sufficienti per dimostrare la conformità all'emendamento A1 della EN 60335-1 per due ragioni fondamentali: la prima è che i requisiti di compatibilità elettromagnetica sono essenzialmente requisiti prestazionali e non di sicurezza; la seconda e che in ogni caso le prove di immunità agli EMP vengono eseguite in condizioni di funzionamento anormale dell'apparecchio e con livelli di disturbo molto più alti rispetto a quelli utilizzati nelle classiche prove EMC.

 

In virtù dei nuovi adempimenti, i costruttori si vedono costretti a ri-considerare la convenienza sull'utilizzo dei PEC rispetto a sistemi di protezione elettromeccanica tradizionali, immuni ai fenomeni elettromagnetici, ma senza dubbio più costosi. La stessa analisi e classificazione dei software di gestione dei dispositivi di protezione e sicurezza, secondo quanto specificato dall'emendamento A1:2004, impone spesso una ri-progettazione del software stesso con conseguenze facilmente immaginabili sullo sviluppo dei prodotti.

 

A tutto ciò si deve sommare l'ormai consueto ritardo delle aziende italiane nel recepimento degli adempimenti normativi europei ed internazionali che, nel caso delle piccole aziende, diviene vero e proprio motivo di non rispetto degli adempimenti stessi. Gli stessi enti di certificazione di prodotto, si sono dimostrati inizialmente molto prudenti nei confronti di questo emendamento. Prudenza giustificata in parte dalla complessità generale delle nuove attività di testing e in parte dalla necessità di trovare un'unità interpretativa dell'emendamento tra i vari enti di certificazione internazionale.

 

Dal mio personale punto di vista, l'applicazione dell'emendamento sarà traumatico per alcune aziende e in alcuni casi, come già accaduto, porterà alla proliferazione di interpretazioni ed applicazione della norma pericolosamente sbagliate. Le attività di normazione, in fatto di sicurezza, hanno diversi obiettivi. Oltre a quello scontato di tutela del consumatore, gli stessi standard tutelano i fabbricanti di un determinato bene garantendo, in caso di danno causato dal bene stesso, la buona fede del fabbricante e la natura puramente accidentale del danno. Per tale motivo e per l'ovvia conoscenza che un fabbricante ha del bene che produce, esso viene invitato a partecipare ai lavori di normazione dal momento della nascita di un determinato standard fino alla sua ratifica finale.

 

Negli ultimi tempi si è diffusa una sempre più marcata disaffezione delle aziende, soprattutto italiane, alla partecipazione attiva ai lavori di normazione. In alcuni casi referenti aziendali qualificati sono stati sostituiti con consulenti di scarsa conoscenza del prodotto e del panorama normativo ad esso collegato. Tutto ciò ha intaccato i delicati equilibri che, un determinato assetto normativo, deve avere per poter essere recepito ed applicato con successo dai costruttori, con l'effetto di dover adempiere a requisiti che "sembrano" costruiti ad arte per mettere in difficoltà le aziende. Fatta salva l'assoluta validità e correttezza degli obiettivi, che gli enti normatori si prefiggono, la presenza attiva e quindi il ruolo delle aziende, è proprio quello di sensibilizzare/informare il normatore sulle problematiche specifiche di un prodotto con l'obiettivo di rendere il rispetto degli adempimenti facilmente applicabili e poco traumatici in relazione all'evoluzione delle tecnologie e all'impatto sui processi produttivi.

 

Francesco Sperandini - Elcolab S.r.l.

Mercoledì 13 giugno 2007

 

 

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